Perchè il rischio Italia attrae gli investitori esteri

di Marco Liera (*) - 03/03/2014

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Nella caccia agli investimenti dai profili rischio-rendimento attraente, l’Italia, in particolare sul lato azionario, sembra vivere un momento sorprendentemente felice. Nei giorni scorsi il Sole-24 Ore ha pubblicato una mappa delle numerose e crescenti partecipazioni di BlackRock – il più grande gestore di patrimoni del mondo – nelle blue chips di Piazza Affari. Insieme ai vicini del Sud Europa, l’Italia è poi uno dei Paesi beneficiari dei flussi di capitali di rischio in uscita dai Paesi Emergenti, come segnalato dalla società di ricerca americana EPFR e da vari gestori. Capitali che per le loro caratteristiche non sono certo destinati a essere investiti in Bund tedeschi dai rendimenti nulli. Credo che le “novità” della politica italiana c’entrino poco o nulla in queste dinamiche. In parte si tratta come detto di situazioni esogene favorevoli, e in parte gli investitori esteri si attendono che il sistema economico italiano si allinei ad altri Paesi (indipendentemente dal Governo in carica) nel processo di “spremitura” del costo del lavoro a vantaggio della remunerazione del fattore capitale. Lo scorso anno le società quotate del pianeta hanno distribuito più di mille miliardi di dollari di dividendi (record storico in base alla ricerca di Henderson Global Investors). In Italia la riduzione della quota di valore aggiunto che va a salari e stipendi è un fenomeno evidente non solo nell’industria (compressa dalla globalizzazione), ma anche nel settore bancario, nel quale si attende ancora un numero imprecisato di esuberi. Ovviamente questo processo non è esente da costi e tensioni sociali, perché amplia le diseguaglianze. Ma “il mondo è cambiato, e l’Italia non vuole rendersene conto”, come ha detto in settimana l’economista Daniel Gros al “Fatto Quotidiano” a proposito del caso Electrolux. Da cittadini possiamo solo auspicare che la politica aiuti a trovare delle soluzioni che minimizzino l’impatto per i lavoratori e le loro famiglie. Da risparmiatori, possiamo trovare una compensazione alla riduzione del benessere nell’investimento in equity domestico. Che però non è accessibile -e soprattutto consigliabile - a tutti. 

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 3 marzo 2014

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