La coppia di pensionati verso un futuro su due bilocali

di Marco Liera (*) - 16/02/2014

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Ieri, prima di sottopormi ad esame Tac, nella sala d’attesa, ho letto alcune risposte interessanti “posta del risparmiatore”. Vi propongo quindi la mia posizione economica, curioso di avere un parere competente ed autorevole. Sono un pensionato di 73 anni, ex agente di commercio, tre figli sposati, 8 nipoti. Nel 1983 ho costruito una villetta unifamiliare a 3 piani, 250 mq complessivi, intestato al 50% con mia moglie (costo 2013, 280 euro Tarsu). Nel 2006 ho acquistato un bilocale (98.000 euro) che ho intestato a mia moglie e che potrebbe essere il nostro ultimo approdo abitativo, dovendo lasciare per… limite di età la casa grande. A gennaio 2013, nell’agro, a 5 km dal mare nel sud Sardegna, ho acquistato un bilocale, (80mila euro) intestato al 50% con mia moglie che dovrebbe regalarci un po’ di pace, (posta 550 euro annue Imu e Tarsu). Le nostre entrate: pensione annua 2013 di euro 22.658, (Inps+Enasarco), euro 5.000 nette affitto bilocale(“pensione di mia moglie”), euro 4.000 annui per interessi al 2,8% netto, conto deposito Banco Popolare, su capitale di 130.000 euro, tasse e bolli tutto a carico dell’Istituto, scadenza 6/2015 infine, 12.000 euro su c/c per spese correnti. Mi trovo inoltre con mia moglie dal 1990 a tutt’oggi in separazioni dei beni in quanto per ragioni di lavoro, avevo con questo atto tutelato metà della villetta da eventuali imprevisti. Cosa “fare” in merito alla gestione in oggetto, dove e si può migliorare?

Giancarlo Guzzi

(via e-mail)

Una casa unifamiliare a tre piani da 250 mq può essere sproporzionata rispetto alle esigenze abitative di una coppia, però non porrei la questione in termini di età (siete ancora giovani!) quanto di adeguatezza rispetto alla vostra situazione finanziaria. Lei gode di una buona pensione, e avete risparmi da parte, però da un punto di vista strettamente economico condivido la vostra prospettiva di lasciare la casa che lei ha costruito e quindi di venderla, per investire il ricavato in attività finanziarie con un profilo rischio rendimento più efficiente di quello dell’immobile. Ovviamente non entro nel merito dei costi emotivi impliciti nell’abbandono della casa che lei ha costruito e dove ha abitato gran parte della sua vita con la sua famiglia. Ma non li sottovaluto, e soprattutto sono certo che non li sottovalutiate lei e sua moglie.

In un futuro non meglio precisato quindi mi immagino che lei e sua moglie vi trasferirete ad abitare nel bilocale che ha acquistato nel 2006, facendo vacanze periodiche nell’altro bilocale situato in Sardegna. Nel frattempo potrete contare su un capitale finanziario superiore agli attuali 130mila euro, perché sarà stato integrato dal ricavato della cessione. Certo, da quel momento in poi non potrete più contare sui 5mila euro l’anno provenienti dalla locazione del bilocale che andrete ad abitare. Per altro, do per scontato, in assenza di indicazioni diverse da parte sua, che i redditi attuali vi consentano di coprire i vostri fabbisogni. Se non avete capacità di risparmio, però, la citata futura riduzione dei redditi potrebbe rendere necessario l’ottenimento di una rendita periodica dai vostri investimenti finanziari (sostitutiva dei 5mila euro annui della locazione).

Questo suggerisce che anche in futuro l’allocazione dei vostri risparmi (gli attuali 130mila euro e il ricavato della cessione della casa) debba privilegiare investimenti a rendimento certo in euro come conti di deposito, buoni o libretti postali, titoli di Stato a breve termine dei principali Paesi dell’eurozona, o fondi comuni ed ETF specializzati in questi strumenti. In sostanza, si tratta di investimenti con volatilità attesa contenuta (nulla per depositi e risparmio postale) e conseguentemente a basso rendimento atteso, e liquidabili in qualunque momento con rischio contenuto di perdite (o nullo per depositi e risparmi postali). Perché può anche darsi che, oltre che con l’utilizzo dei rendimenti periodici, i futuri fabbisogni dovranno essere coperti tramite prelievi.

Non so se lei abbia pensato – magari per minimizzare i rimpianti – di abbandonare la casa della vostra vita ma di mantenerla in proprietà. Dal punto di vista strettamente finanziario, si tratterebbe di una decisione assai inefficiente, anche nell’ipotesi di mettere a reddito l’immobile (se la location e le caratteristiche della villetta lo consentiranno). Nel caso, lei si ritroverebbe a detenere investimenti immobiliari – per loro natura assai illiquidi – per una quota eccessiva della sua ricchezza. E pur non conoscendo le caratteristiche degli immobili, il loro profilo rischio rendimento (al netto delle tasse, che come è noto sono ora maggiori per le case) appare assai meno efficiente rispetto agli investimenti finanziari a rendimento certo.

(*) Pubblicato su Plus24 - Il Sole 24 Ore del 15 febbraio 2014

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