I profeti di oro, commodities ed emergenti gettano la spugna

di Marco Liera (*) - 10/02/2014

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Gettano la spugna. Nelle ultime settimane ho letto della resa di alcuni gestori di hedge funds, emittenti di ETF, analisti, commentatori vari che negli anni passati avevano puntato con soldi (di altri ma anche propri) e/o “solamente” a parole su asset class che hanno deluso parecchio: l’oro e le altre commodities, le valute, le obbligazioni e le azioni di vari Paesi emergenti. Il mantra della diversificazione e degli enormi debiti pubblici che gravano sui Paesi occidentali aveva spinto capitali e previsioni verso quegli investimenti più lontani e sperabilmente decorrelati. E infatti la decorrelazione c’è stata, ma nella direzione contraria a quella desiderata: il vecchio mondo ha recuperato alla grande, e i capitali sono scappati dal “nuovo”.

In finanza non c’è posto per le ideologie. Capisco gli economisti (veri o presunti) che si accapigliano in tv o alla radio pro o - soprattutto - contro l’euro in ossequio alla dura legge dell’audience. Capisco i gestori specializzati in micro-asset classes che tendono sempre a esaltare perché credono di aver maturato un qualche vantaggio informativo o semplicemente perché devono pur campare. Ma quando si tratta di investire i risparmi propri o altrui, le ideologie non dovrebbero entrare. Fare previsioni è lecito e soprattutto divertente, insistere troppo su un’idea di evoluzione di un particolare investimento o strumento finanziario può essere oltremodo rischioso. Il premio Nobel James Tobin, nella serena impossibilità di fare scommesse accurate, suggeriva di rappresentare nel proprio portafoglio rischioso (se e quando necessario averlo) tutti gli investimenti quotati su tutti i mercati mondiali, nelle rispettive proporzioni. Solo che questo è un approccio maledettamente poco sexy. Manca di quella narrativa che piace a tanti consulenti finanziari (e che ai loro clienti piace farsi raccontare). Se per assurdo quasi tutti l’adottassero, i mercati sarebbero di una noia mortale.

Vorrei dare un po’ di conforto agli orfani dell’oro, delle commodities, dei mercati emergenti. Spero che abbiano capito che i mercati sono come una ruota che gira. Quindi non dubitino, prima o poi arriverà il loro momento. Sempre che rimangano coerentemente fedeli alla loro idea, si capisce.

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