Investire nella scuola/4: La consapevolezza previdenziale non si crea con la busta arancione

di Marco Liera (*) - 24/01/2014

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Ha scatenato reazioni piuttosto accese l'annuncio (poi corretto) del ministro del Lavoro e del Welfare Enrico Giovannini di non procedere alla diffusione della famosa "busta arancione" che dovrebbe notificare a ciascun lavoratore l'ammontare dei contributi previdenziali versati e una stima della pensione attesa. Idealmente sarebbe bene dare informazioni di questo tipo in automatico a tutti i lavoratori, magari con l'accortezza - come suggerito dall'ex ministro Elsa Fornero - di limitare l'indicazione della pensione attesa limitatamente ai lavoratori vicini (cinque anni) alla quiescenza, per minimizzare il rischio di dare numeri a casaccio. Ma la questione andrebbe affrontata con i necessari approfondimenti comportamentali. E porta a uno degli interrogativi piu' tipici - e spesso irrisolti - della behavioural finance: nella realta' e' sempre un bene dare piu' informazioni agli individui? In attesa di ulteriori studi, credo che la strada maestra sia quella di condividere ogni informazione aggiuntiva suscettibile di modificare le decisioni finanziarie dell'individuo nell'ambito di un rapporto di consulenza. I pochi individui che tendono autonomamente alla piena consapevolezza finanziaria possono farsi parte attiva nel reperimento delle informazioni necessarie: ad esempio, con la propria password e' possibile conoscere sui websites degli enti di previdenza il proprio "cassetto" di contributi versati. Ma per tutti gli altri, che sono la stragrande maggioranza, sarebbe preferibile che queste informazioni venissero apprese e condivise con un professionista qualificato, in grado di proporre azioni adeguate. Certo, ci sono delle criticita': occorre che ogni proposta di retirement planning sia formulata con tutta l'incertezza del caso. E poi ricordiamoci che milioni di individui non attribuiscono un valore alla consulenza, e quindi non sono disposti a pagarla. Per questi, non vedo grandi alternative a un auto-enrolment a un piano previdenziale "minimo" come quello in vigore dal 2012 nel Regno Unito.

(*) Pubblicato su BlueRating del gennaio 2014

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