Il 56enne dirigente atteso da buona pensione con la figlia laureata disoccupata

di Marco Liera (*) - 04/01/2014

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Ho 56 anni e più di 41 anni di contributi Inps, quindi tra 14 mesi percepirò la pensione anticipata con 42 anni e 6 mesi. Sono Dirigente industriale. Ho una figlia laureata proprietaria di casa ma non ancora inserita al lavoro e moglie a carico. Casa di proprietà.

Dovrei percepire una pensione di poco superiore ai 5.000 euro netti mese x 13 mensilità, l'importo è già ridotto della penalizzazione dell'8% e del contributo di solidarietà del 5%.

A questo si aggiungerà la pensione Previndai (calcolata sul 50% del montante) di circa 250 euro netti mensili.

Il mio patrimonio oggi è di circa 220.000 euro, a cui dovrebbero aggiungersi altri 250.000 euro per il proseguimento di alcuni anni dell'attività con una collaborazione professionale.

L'asset allocation di oggi è:

25 mila BTP Italia scadenza 2016

50 mila BTP scadenza 2015

10 mila Buoni fruttiferi scadenza 2015

30 mila Obbligazioni Unicredit TV scadenza 2016

80 mila di 50% quota capitale Previndai.

Le scadenze sono state determinate, in previsione di una diversa allocation futura.

Lettera firmata

(via e-mail)

Non deve essere facile per chi ha vissuto una carriera in crescita ed è atteso da una - meritata - lauta pensione (senza per altro rinunciare alla continuazione della sua attività) vedere che la figlia laureata non ha ancora trovato lavoro. A livello micro, nelle famiglie, una miriade di esperienze come queste stanno a rappresentare il macro-fenomeno di inversione del trend di crescita secolare del benessere. Lei è benestante, e ha un futuro molto meno incerto di tanti altri italiani, a parte i comprensibili mugugni per la straordinaria tassazione dei suoi redditi attuali e soprattutto della sua pensione di domani. Ma immagino che abbia qualche preoccupazione per le prospettive di sua figlia disoccupata, comunque proprietaria di una casa che ovviamente sarà stata donata da lei. E non fatico a credere che lei continui ad aiutare economicamente sua figlia, e che magari sia intenzionato a farlo anche per i prossimi anni.

In sostanza, ci sono due persone (sua moglie per sempre e sua figlia temporaneamente) che dipendono dalla sua capacità reddituale, quindi dal suo capitale umano. In quanto dirigente industriale, lei dovrebbe già disporre di coperture collettive sul caso morte e sul caso invalidità permanente totale da infortuni e malattia. Inoltre ha già abbondantemente maturato i requisiti contributivi per il diritto a una pensione superstiti e di inabilità. Tuttavia, le suggerisco una verifica sulla misura delle coperture di cui già dispone per valutarne la congruità ed eventualmente stipulare assicurazioni integrative per una durata temporale limitata.

La priorità finanziaria per lei è una adeguata assicurazione complessiva del suo capitale umano, una pianificazione successoria da condividere con i suoi familiari, unitamente a una strategia per l’emancipazione sua figlia che comprendo dipenda solo parzialmente dalle volontà di un bravo padre.

Aiutare economicamente i figli adulti può anche essere emotivamente gratificante, ma in ogni caso occorre – se non l’ha già fatto - fissare preventivamente dei limiti a questi aiuti, soprattutto temporali. Mi pare ovvio che i figli sappiano che non possono restare a carico indefinitamente, e che siano adeguatamente incentivati a procurarsi un reddito, nonostante le oggettive difficoltà occupazionali. Gli aiuti economici dovrebbero essere poi finalizzati alla crescita del loro capitale umano, con varie opzioni che vanno da una formazione aggiuntiva all’apertura di una nuova impresa.

Per il resto, mi pare che l’allocazione dei suoi risparmi non sia il suo problema principale, anche perché lei si è indirizzato prioritariamente verso gli impieghi obbligazionari, destinati alla protezione del benessere. Lei potrebbe anche permettersi di destinare una quota del suo portafoglio agli impieghi più rischiosi come quelli azionari, ma non è obbligato a farlo; anche perché questo la esporrebbe a maggiori costi economici (sarebbe probabilmente necessaria una consulenza professionale) e soprattutto a maggiori costi psicologici e informativi.

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