Nell'abbuffata di previsioni sui mercati, c'è spazio per il portafoglio di Tobin

di Marco Liera (*) - 30/12/2013

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A fine anno piovono previsioni sui mercati per i 12 mesi che verranno. Molte interessanti, e con valore aggiunto, altre meno. Tutte, in ogni caso, incerte. E allora che fare? Un’idea viene dal premio Nobel dell’Economia James Tobin, scomparso nel 2002. A parte la prima casa, occorre dividere la propria ricchezza in due parti: la prima è quella da dedicare all’investimento risk-free (senza rischio), la seconda all’investimento “di mercato”. Quest’ultimo è un portafoglio nel quale sono rappresentate tutte le attività finanziarie quotate nel mondo, con i pesi pari alle rispettive capitalizzazioni: a fine 2011 il portafoglio di mercato era rappresentato al 34,7% da azioni, al 30% da titoli di Stato, al 18,4% da obbligazioni societarie, al 4,4% da fondi immobiliari, al 3,5% da private equity, al 2,6% da obbligazioni dei Paesi emergenti, al 2,4% da hedge funds, e così via. In sostanza, nell’incertezza su quale attività più o meno rischiosa privilegiare, una soluzione è quella di comprare tutte le attività più o meno rischiose nei pesi espressi dal mercato, ipotizzando che quest’ultimo abbia una sua razionalità nell’allocare risorse alle varie asset class. Questa componente potrebbe essere rappresentata da un fondo bilanciato arricchito da immobiliare, private equity e così via, o da un paniere di ETF (a proposito: perché gli emittenti ETF non ne creano uno che risponda all’idea di Tobin?). L’altra componente, sempre immaginando che il mercato sia più razionale di ogni singolo partecipante, può essere rappresentata dalle attività a minor rendimento atteso (e quindi a minor rischio stimato); nell’area euro, i titoli di Stato tedeschi a breve termine. Ben sapendo però che ogni acquisto di Bund da parte di chi non vive in Germania indebolisce al margine la solvibilità del Paese di residenza. La diversificazione internazionale è un'ottima cosa, ma è ovvio che se è perseguita con troppa insistenza diventa controproducente per tutti (anche per i "diversificatori", il cui capitale umano e la cui pensione dipendono dalla solvibilità della Repubblica). Quindi ben vengano anche i titoli di Stato italiani a breve termine, o i buoni postali, o i depositi di banche italiane. Quanto dedicare al portafoglio di mercato? Quei risparmi sui quali siamo disposti a subìre una perdita elevata (facciamo il 50% di max drawdown atteso?). Gli altri risparmi vanno nell’attività che chiamiamo risk-free. Ma solo per convenzione.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 30 dicembre 2013

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