Il commercialista che prevede di guadagnare molto negli ultimi anni di carriera

di Marco Liera (*) - 28/12/2013

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Sono un giovane commercialista con poco tempo a disposizione ma interessato a gestire correttamente i propri risparmi. Premetto di avere un reddito annuo al netto di costi, tasse e contributi (Cassa Commercialisti) al momento pari indicativamente ad euro 15.000. Nessuna spesa per la casa (comodato),autovettura nuova di proprietà (acquistata ad euro 15.000) ed un patrimonio mobiliare approssimativamente pari ad euro 40.000 (a valori di investimento, complessivamente inferiori a quelli di mercato).
Al momento, il mio portafoglio è investito per il 50% in BTP Italia (equamente ripartiti tra le varie emissioni), per il 20% in obbligazioni bancarie non quotate rating BB+, per il 15% in obbligazioni ed in minima parte azioni di una piccola BCC (investimento fatto con i primi risparmi, quando prediligevo titoli senza commissioni di sottoscrizione, che avrebbero inciso troppo sul rendimento finale). Questi titoli mi danno un rendimento medio annuo approssimativamente pari al 2,50% netto. Ho investito inoltre circa l’1% del mio patrimonio in azioni italiane scelte (spero correttamente) sulla base dei loro fondamentali (BB Biotech e Yoox).Il resto lo tengo in liquidità, dal rendimento praticamente nullo, distribuita su 3 c/c di banche diverse.
Al momento non intendo investire nella tutela del mio capitale umano (lo farò quando avrò famiglia, eventualmente) o in forme di previdenza complementare (ritengo che la mia professione, soprattutto negli ultimi anni di lavoro, mi fornirà un reddito sufficiente a godermi senza preoccupazioni economiche la pensione).
Penso di avere un profilo di rischio basso e – come molti – una certa avversione alle perdite.
Mi chiedevo se può essere adeguato un portafoglio del genere o se mi sfugge qualcosa….

Lettera firmata

(via e-mail)

 Mi chiedevo se lei è consapevole del fatto che la tutela del capitale umano prescinde dall’esistenza di familiari a carico, e che è abbastanza illusorio fare previsioni sulla sua capacità di trarre redditi dalla sua attività tra 10/20/30 anni. Lei può investire benissimo tutti i suoi risparmi in un portafoglio che probabilmente le genera un benessere psicologico perché le sta rendendo, perché le dà la percezione di sicurezza dato da una apparente diversificazione, oltre all’ovvia sensazione di “non buttare via i soldi” in assicurazioni o piani previdenziali.  Allo stesso tempo, però cerca di rimuovere con deboli motivazioni due rischi importanti dalla sua mente.

Cominciamo dal rischio di perdita del capitale umano, che come lei intuirà facilmente, riguarda anche l’ipotesi di invalidità permanente da infortuni e malattia, oltre che quella di premorienza. Nel primo caso, l’esigenza di coprirsi con una polizza prescinde dal fatto di avere o meno dei familiari a carico. Per quanto riguarda la previdenza, lei sembra sostenere che, essendo in grado di guadagnare molto nei prossimi anni, potrà risparmiare abbastanza per poter vivere serenamente in pensione. Con questa convinzione, rivela implicitamente di essere consapevole della più che probabile inadeguatezza della pensione di domani, e quindi immagina di stanziare in età lavorativa delle risorse allo scopo di integrarla. Dove investirà queste risorse? Potrebbe continuare a destinarle al suo portafoglio, soprattutto se nel tempo affinerà con l’esperienza le sue capacità di gestione. Ma dovrà prima o poi affrontare il longevity risk, il bellissimo rischio di vivere “troppo a lungo”. Che si aggiunge ovviamente all’incertezza di cui sopra, quella di non guadagnare abbastanza da poter risparmiare a vari scopi (tra i quali quello previdenziale), contrariamente alle sue attese.

In sintesi: lei non è obbligato ad aderire a un piano previdenziale per accumulare risorse con finalità integrative. Però, se questa è la sua scelta, da una parte perde i vantaggi fiscali (deduzione in sede di versamento e aliquote fiscali ridotte in sede di prestazione), e dall’altra parte, a meno che non decida di sottoscrivere più in là una polizza di rendita vitalizia, si espone al rischio di restare senza più risparmi in età avanzata.

Credo che il suo portafoglio di investimenti sia costruito su un’architettura logica, perché per la quasi totalità è destinato alla protezione del benessere, con piccolissime scommesse per la parte restante. E’ da vedere se la diversificazione tra più banche corrisponda a una vera minimizzazione del rischio, visto che il loro destino, nel caso di eventi remoti di default, è strettamente correlato.

(*) Pubblicato su Plus24 Il Sole-24 Ore del 28 dicembre 2013

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