La spinta gentile (nudging) degli inglesi alla previdenza integrativa

di Marco Liera (*) - 23/12/2013

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La busta arancione (sembra) ci sarà. Qualche giorno dopo l’apparente marcia indietro sul progetto atteso da anni, il ministro Enrico Giovannini ha confermato che nel 2014 i lavoratori saranno messi nelle condizioni di conoscere anche una stima della pensione futura sulla base di diverse ipotesi di carriera.

Basterà l’aumento di consapevolezza sull’esiguità delle rendite di domani a convincere milioni di lavoratori ad aderire ai fondi pensione?  Non lo so. Le strade dei comportamenti umani sono imperscrutabili e complesse. Occorrerebbe stimare qual è la consapevolezza che i lavoratori hanno già in assenza di una informativa puntuale (ancorchè stimata) sulle prestazioni future che già percepiscono assai magre e lontane, comprendere come mai – ciononostante - in tre su quattro non hanno ancora aderito a piani di previdenza integrativa e prevedere quali potrebbero essere le loro reazioni di fronte alle cifre messe nero su bianco.

Più interessante mi pare seguire quello che sta accadendo nel Regno Unito, dove dall’ottobre 2012 è stato introdotto l’auto-enrolment ai fondi pensione.  In sostanza, i dipendenti vengono automaticamente iscritti al piano previdenziale di riferimento, e hanno un mese di tempo per uscirne (opt-out). E' un esempio di nudging (spinta gentile), una azione politica ispirata dalle scienze comportamentali che il governo UK (come quello USA) sta adottando come modus operandi. E’ un meccanismo ben diverso da quello congegnato dal legislatore italiano (riforma Maroni del 2005), che prevede un periodo iniziale di sei mesi nel quale il lavoratore non è iscritto al fondo pensione, ma ci puo’ entrare con il silenzio assenso. E in più in Italia c’è la complicazione del Tfr (che sta nel conto mentale del risparmio precauzionale), che in caso di adesione viene conferito al fondo (risparmio previdenziale). Il risultato è che al momento dell’entrata in vigore della norma (primo semestre 2007) la gran parte dei dipendenti ha optato per il Tfr in azienda. E successivamente questo non è cambiato. Quindi obiettivo fallito. E nel Regno Unito? Una ricerca commissionata dal Governo ha verificato che nei primi sei mesi di applicazione dell’auto-enrolment appena il 9% dei lavoratori ha deciso di uscire, contro il 30% che era stato stimato. Very good.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 23 dicembre 2013

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