Per la polizza caso morte e invalidità non bastano 150mila euro di massimale

di Marco Liera (*) - 21/12/2013

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Ho 43 anni, sono sposato con un figlio, lavoro come dipendente a tempo indeterminato con uno stipendio mensile netto di 2.500 euro e vivo in abitazione di proprietà.

Gli investimenti di famiglia sono così suddivisi: 13.000 euro in deposito a risparmio libero; 17.000 euro in conto deposito con vincolo a 12 mesi; 8.000 euro in fondo bilanciato (tramite piano di accumulo); 8.000 in fondo obbligazionario; 10.000 euro in BTP 4% scadenza 2020; 2.200 euro in azioni Unicredit; possiedo un terreno edificabile per un controvalore indicativo di 150mila euro. Ho altresi sottoscritto una polizza vita a nome mio (Tcm) per l'importo di 150mila euro.

Fatta questa premessa, in considerazione del fatto che ora la mia famiglia è a monoreddito e il figlio ha un'età di 6 anni, desidererei consolidare la protezione del benessere finanziario valutando la vendita del terreno per incrementare la parte monetaria del portafoglio e la sottoscrizione di ulteriori polizze quali: due in capo al figlio per 75mila euro su infortunio e 100mila per malattia, inoltre un altra polizza la sottoscriverei in capo a mia moglie per 100mila euro per malattia. Ci sono altre mosse che mi consigliate?

G.M.

(via e-mail)

 

La sua maggiore ricchezza in questo momento è il suo capitale umano (o capacità reddituale), che in base ai dati comunicati (in ipotesi prudenziale di crescita del suo reddito pari all’inflazione, di lavoro fino a 70 anni, e scontati i rischi di incertezza relativi allo status di dipendente del settore privato) stimo un po’ al di sotto del mezzo milione di euro. Su questo ordine di grandezza occorre confrontarsi quando lei pensa correttamente ad assicurarsi sul rischio invalidità permanente totale (sia da malattia che da infortuni, assolutamente prioritaria) e premorienza (necessaria perché ha due familiari a carico). Pertanto, le cifre che lei ha indicato mi sembrano insufficienti. Può darsi benissimo che lei abbia già maturato (sulla base delle regole di pensionamento dell’ente previdenziale di appartenenza, quindi l’Inps se è lavoratore dipendente del settore privato) i requisiti (almeno cinque anni di contributi nel caso dell’Inps) per la pensione di inabilità e indiretta. Ma si tratterebbe in ogni caso di assegni di basso importo, visto che lei avrà alle spalle al massimo una ventina di anni di contribuzione. In ultima analisi, i massimali necessari (se intende realizzare una vera protezione del suo capitale umano) sono più vicini al mezzo milione di euro che non alle cifre da lei indicate.

D’altra parte sarebbero queste le assicurazioni prioritarie. In ovvie condizioni di scarsità di risorse, potrebbe lasciar perdere le invalidità temporanee o parziali, e eventuali polizze sanitarie (quelle che coprono le spese mediche). Il principio è sempre quello: conviene assicurarsi prima di tutto sugli eventi rari a grande impatto (quali sono appunto una invalidità permanente o una premorienza). L’ideale sarebbe avere una copertura che tenga conto che nel tempo è assai probabile che il valore del suo capitale umano scenda (perché ci sono meno annualità di stipendio futuro da sommare), a meno di impennate inattese del suo reddito. E l’evoluzione della copertura caso morte dovrebbe tenere conto che in futuro suo figlio non sarà più a suo carico.

Quanto ai suoi investimenti, condivido l’esigenza di rafforzare la componente meno rischiosa del suo portafoglio con il corrispettivo che prevede di incassare a seguito della vendita del terreno edificabile.  Contribuendo a un Piano di accumulazione di un fondo bilanciato, nel tempo si troverà ad incrementare la componente a rischio maggiore, che probabilmente nel suo caso è legittimo detenere, ma con equilibrio. Tra l’altro, nella componente destinata a proteggere la sua ricchezza mancano completamente strumenti indicizzati all’inflazione. Che sono opportuni, non perché l’inflazione necessariamente salirà nei prossimi anni (è anche possibile lo scenario opposto, quello di deflazione) ma perché nella storia dei mercati finanziari l’aumento inatteso del costo della vita è stato il nemico numero uno dei risparmi. Anche su questo rischio è meglio avere un po’ di assicurazione.

(*) Pubblicato su Plus24 - Il Sole 24 Ore del 21 dicembre 2013

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