Investire nella scuola/2 Il ruolo educativo dei consulenti finanziari

di Marco Liera (*) - 21/11/2013

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Sono stato recentemente alla presentazione del Rapporto “I numeri da cambiare” sull'istruzione in Italia nel confronto internazionale, pregevole lavoro della Fondazione TreElle e Fondazione Rocca. Il quadro è abbastanza desolante, tranne un paio di luci positive: la validità della scuola primaria e non poche eccellenze nella scuola secondaria e fra le università. Negli stessi giorni, abbiamo saputo che in base ai ranking PIAAC (Program for the International Assessment of Adult Competencies) dell’OCSE l’Italia è all'ultimo posto tra i 24 paesi esaminati sulle capacità linguistiche e al penultimo in quelle numeriche, riferite alle persone tra i 16 e i 65 anni. Pur non prendendo per oro colato queste classifiche e le metodologie con le quali vengono realizzate, nell'attesa di nuove e - speriamo - meno disastrose misurazioni, c’è da riflettere.

Se guardiamo specificamente alle financial skills,  la classifica dell'IMD Competitiveness Yearbook 2011 di Losanna vede l'Italia al 44mo posto, subito dopo Indonesia e Messico. Che però godono di un benessere medio assai inferiore al nostro. Diciamolo (sempre sperando in una smentita!): non c'è al mondo un Paese così ricco e al tempo stesso così ignorante come l'Italia. Il che solleva domande sulle circostanze con le quali questa enorme ricchezza privata è stata creata. Certamente con il lavoro, il sacrificio e la creatività di molti. Ma anche grazie a fattori irripetibili e insostenibili, che hanno poco a che vedere con le capacità linguistiche, numeriche e le financial skills: per esempio l'evasione fiscale, il debito pubblico e le ripetute svalutazioni competitive della lira dei tempi che furono.

I consulenti finanziari si devono confrontare ogni giorno con questa situazione. A lungo andare, se i clienti restano condizionati da pesanti distorsioni cognitive, l'efficacia della consulenza finanziaria è limitata da diffidenza e aspettative irrealistiche. Ecco perché un ruolo importante nell'educazione degli investitori privati l'hanno proprio i consulenti finanziari, nella loro azione quotidiana. Sono gli unici che si occupano della vita finanziaria delle persone, nell'assenza della scuola e nel disinteresse del mainstream mediatico. Uno dei principali risultati dello studio PIAAC è che una buona parte dell’apprendimento (che in altri Paesi a quanto parte continua anche da adulti con programmi di lifelong education) si concretizza al di fuori dei processi formativi formali. Ad esempio, dico io, può realizzarsi nell’interazione ricorrente con il proprio consulente finanziario.

Il processo è inevitabilmente complesso: con tutta l’umiltà del caso (non si finisce mai di imparare!) qualunque formatore sa che per giustificare il valore della propria attività non basta avere davanti a sè persone che "non sanno". Occorre incontrare persone che "sanno di non sapere", come si descriveva Socrate. E la differenza, capirete, è abissale.

(*) Pubblicato su BlueRating di novembre 2013

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