Tutela del risparmio, il ruolo delle authority. E della formazione

di Marco Liera (*) - 18/11/2013

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Il colosso bancario HSBC ha dovuto accantonare in bilancio 149 milioni di dollari per per gestire e fronteggiare le richieste di risarcimento di propri clienti inglesi che hanno ricevuto consulenza inadeguata sui propri investimenti in fondi comuni tra il 2008 e il 2012. I risparmiatori potenzialmente interessati ai rimborsi sono circa 200mila. Queste irregolarità sono state scoperte grazie al mistery shopping di funzionari dell'attivita' di controllo inglese (FSA, poi ridenominata FCA), che si sono finti clienti in 231 filiali di HSBC e di altre cinque banche (come il Santander). Gli ispettori camuffati hanno potuto constatare che gli intermediari hanno fornito consulenza inadeguata nell’11% dei casi. Nel 15% dei casi i consulenti delle banche non hanno raccolto informazioni sufficienti sui propri clienti.

Sia HSBC che Santander, come conseguenza dell’offensiva dell’authority, hanno provveduto a riorganizzare la propria rete, licenziando parte dei consulenti, e sottoponendo a seri programmi di formazione quelli rimasti. HSBC ha poi provveduto a segmentare meglio la propria clientela, riservando la consulenza solamente ai clienti con almeno 50mila sterline di liquidità.

L’efficacia delle indagini sugli intermediari e la serietà dei deterrenti sono tra i migliori presidi a tutela del risparmio, insieme alla formazione dei consulenti, che dovrebbe essere continuativa ed efficace. Non è facile costruire e mantenere nel tempo reti ben organizzate e ben controllate di consulenti di valore la cui estensione sia in linea con il numero di clienti ai quali gli intermediari vorrebbero proporre questi servizi. Anche perchè milioni di clienti con esigenze di base possono fare a meno della consulenza professionale; per loro, è sufficiente la possibilità di accedere a investimenti “da banco” come i depositi bancari o il risparmio postale. Che non richiedono profilazione e consulenza. Il problema si apre quando personale poco o per nulla formato al financial planning, all’asset allocation e alla finanza comportamentale deve “consigliare” i clienti su come investire i loro portafogli, facendo tra l'altro ricorso a prodotti con alti costi informativi e psicologici.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 18 novembre 2013

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