Dopo sei anni di MIFID, i risparmiatori non si sono mai sentiti così poco tutelati

di Marco Liera (*) - 03/11/2013

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Il 72% degli italiani ritiene che il risparmio non sia efficacemente tutelato da regole, leggi e controlli, secondo il sondaggio ACRI-Ipsos presentato in settimana. Si tratta del record da quando questa misurazione venne effettuata per la prima volta, in occasione della Giornata del Risparmio del 2005. Guardando avanti, la percezione non cambia di molto: il 68% degli intervistati ritiene che nei prossimi cinque anni il risparmiatore sara' sempre meno tutelato nei propri risparmi e investimenti, anche questo un record dal 2005, primo anno di misurazione. Parrebbe il fallimento della MIFID, entrata in vigore nel 2007. Anche se sono dati un po' sorprendenti, visto che il 2012 e il 2013 sono stati anni piuttosto soddisfacenti per gli investimenti finanziari degli italiani, sia nel reddito fisso che nell'azionario. Ci sono state, e' vero, alcune crisi bancarie che hanno allarmato i risparmiatori, ma al momento queste non si sono tradotte in perdite per i clienti. E contemporaneamente e' aumentata la quota di ricchezza gestita da professionisti della consulenza come i promotori finanziari, con ovvie attese di un miglior servizio rispetto a quello fornito da reti non specialiste come quelle basate sugli sportelli bancari.
Lungi dal voler interpretare le ragioni di questa profonda e crescente insoddisfazione (servirebbe un altro sondaggio!) mi limito a evidenziare la mia opinione su quello che non funziona nella tutela del risparmio in Italia.
1) La pretesa - comune del resto a altre legislazioni - che il risparmiatore sia tutelato sommergendolo di informazioni che per lo piu' non legge e non utilizza.
2) Il sovraccarico di oneri di compliance sugli intermediari finanziari, che nei fatti servono soprattutto a esonerarli formalmente da responsabilita' nei confronti dei clienti, e la contemporanea debolezza e lentezza applicativa dei deterrenti (sanzioni) nei confronti di chi nella sostanza fornisce un pessimo servizio ai propri clienti.
Come migliorare le regole per ridurre la sfiducia dei risparmiatori? Alcune recenti proposte vanno nella direzione di una svolta nel focus della regolamentazione, spostandolo dall'offerta alla domanda. Oltre a varare, finanziare e organizzare un piano nazionale di educazione finanzaria per studenti e adulti, occorrerebbe differenziare in modo piu' netto e incisivo l'accesso ai vari strumenti in base alla preparazione e/o al grado di consulenza ricevuta dai risparmiatori. Oreste Calliano, professore di diritto privato all'Universita' di Torino, ha proposto la creazione di una patente per investitori certificativa di conoscenze economico/finanziarie nel corso di un workshop tenutosi al Consumers' Forum di Roma il 16 ottobre, rifacendosi anche a un'esperienza austriaca in materia. Alessandro Pedone, responsabile tutela del risparmio per l'ADUC (Associazione per la tutela dei diritti degli utenti e consumatori), durante la puntata di "Mi manda RaiTre" del 23 ottobre, ha proposto di consentire l'accesso senza limiti all'universo degli strumenti finanziari solamente a quei risparmiatori che hanno un'esperienza comprovata da uno specifico esame o che sono seguiti da un consulente professionale. A tutti gli altri (prevedibilmente la maggior parte dei risparmiatori) invece si puo' attribuire un prodotto standard che risponde all'obiettivo dichiarato dall'investitore, da scegliere in una gamma ristretta (ad esempio, un buono postale o un deposito bancario per chi vuole proteggere i risparmi).
Al di la' delle prevedibili obiezioni su proposte di attribuzioni di patenti (quale test adottare? Quale preparazione e' necessaria per diventare un "saggio investitore"?), occorre a mio avviso uscire da una impostazione pseudo-liberista che consente a milioni di persone di comprare derivati e in generale strumenti più o meno rischiosi senza aver piena consapevolezza su quali perdite possono arrecare, giocare al videopoker senza avere un lavoro e indebitarsi per comprare un televisore flat-screen senza prima aver stipulato polizze assicurative caso morte e invalidita' permanente totale, ignorando i danni sistemici che questi comportamenti insani provocano. Non sono "affari loro". Sono soprattutto nostri.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 3 novembre 2013

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