La benestante inquieta sulla gestione del patrimonio di famiglia

di Marco Liera (*) - 12/10/2013

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Sono una ex piccola imprenditrice di 65 anni e mi sento sfiduciata e incapace di gestire il patrimonio della mia famiglia accumulato in tre generazioni.
Ho cercato di diversificare affidando percentuali del mio patrimonio nel modo seguente:
- 10% a un promotore finanziario che in cinque anni di gestione ha però avuto un rendimento del 2,4% su base annua;
- 5% a UBS, gestione di soli ETF al 30% azionario da inizio anno, con un rendimento ottenuto del 3%;
- 5% a UBS gestione concordata con fondi suggeriti dall’addetto della banca (-0,5% da inizio anno). Il capitale conferito in quattro anni è rimasto lo stesso;
- 10% advisory Aletti con soli Etf e titoli di Stato e obbligazioni che lo scorso anno mi ha dato il 6%, mentre quest’anno il 1,5%;
- 40% gestione fiduciaria UBI, in sei anni il rendimento base annuo è stato del 2,6% (gestione fatta interamente da me con scelta di solo fondi su Morningstar);
- 25% portafoglio di sole obbligazioni che mi servono per il flusso cedolare;
- 5% conto deposito CheBanca! che rinnovo ogni sei mesi.
Le ore che passo a informarmi mi logorano e non mi sento più in grado di capire le complessità dei prodotti che mi propongono. Ho cercato un consulente indipendente ma le società interpellate mi hanno affiancato personale molto giovane e i risultati che ho avuto non sono stati affatto soddisfacenti. Cerco uno studio qualificato che veda il mio portafoglio in maniera globale e mi assista nel sempre più complicato modo della gestione.
M.B.

Non so se lei potrà mai trovare quello che cerca. Ho il sospetto che lei abbia delle aspettative talmente irrealistiche sulla gestione dei suoi risparmi che nessun consulente, per quanto onesto e preparato, sia in grado di soddisfarle. Ignoro quale sia l’ammontare del suo portafoglio, ma anche qualora fosse pari a qualche milione di euro l’attuale ripartizione mi parrebbe un po’ troppo complessa. Basti pensare alle ore che deve dedicare alla cura di questa ricchezza, che per sua stessa ammissione la “logorano”. Effettivamente c’è un 65% del suo portafoglio che dovrebbe meritare molto tempo e competenze, quello investito direttamente in obbligazioni e in fondi comuni da lei selezionati. Mentre invece la delega a gestori o promotori della parte restante del portafoglio dovrebbe proprio consentirle di minimizzare i costi informativi e psicologici. Che senso ha pagare i costi di un gestore o di un consulente se poi deve comunque dedicare tempo alla cura del portafoglio e questa attività le comporta dello stress? Nelle sue gestioni non mancano risultati oggettivamente insoddisfacenti (che forse dovrebbero comportare la chiusura di alcuni rapporti), ma il 2,4% ottenuto su base annua da un portafoglio consigliato da un promotore non è strano o scandaloso (pur tenendo conto dell’effetto riduttivo dei costi), se è stato ottenuto correndo pochi rischi.

In generale si percepisce che lei ha una attenzione eccessiva sul lato dei rendimenti, quando invece dovrebbe essere la sua tolleranza alle perdite a guidare le sue scelte di investimento. Può darsi che i professionisti ai quali lei si è rivolta non le abbiano spiegato abbastanza bene la relazione tra rischio e rendimento, e che non l’abbiano aiutata molto a costruirsi delle aspettative realistiche. Oppure, può darsi che lei soffra di profonde distorsioni cognitive la cui origine andrebbe indagata. Mera mancanza di educazione finanziaria, o c’è dell’altro (privazioni sofferte in tempi lontani, la pressione psicologica che lei subisce nel gestire un patrimonio familiare "storico")?

Certo, vista la sua difficoltà a confrontarsi con la complessità (come detto da lei stessa cercata più o meno involontariamente), un bravo consulente dovrebbe proporle delle soluzioni semplici e facilmente comprensibili. Ma prima ancora dovrebbe dedicare molto tempo a capire le sue preoccupazioni, i suoi obiettivi, la sua avversione al rischio. Dopodichè lei può anche decidere di gestire direttamente (senza gestore o consulente) una parte del suo patrimonio, ma seguendo gli stessi criteri di semplicità.

Il mondo della gestione è “sempre più complicato” come scrive lei, anche perché è lei che si crea delle inutili complicazioni. Per investire bene i risparmi, pochi o tanti che siano, non è affatto necessario studiare da ingegneri aerospaziali.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 12 ottobre 2013

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità  del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità  del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo