I 70enni benestanti con i figli 40enni disoccupati

di Marco Liera (*) - 28/09/2013

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Siamo una coppia di pensionati (io ho 74 anni e mia moglie 69) e percepiamo una pensione mensile netta di 5mila euro. Siamo proprietari di tre appartamenti di poco più di 100 metri quadrati ognuno: quello in cui abitiamo e altri due che finora abbiamo dato in locazione. Da un po’ di tempo abbiamo difficoltà ad affittarli. Avendo un basso profilo di rischio, la nostra asset allocation è molto prudenziale e sicuramente errata.
Il nostro portafoglio è così composto: 130mila euro su conto corrente Qui Ubi; 200mila euro su Conto deposito Ibl; 50mila euro su Deposito Arancio; 116mila euro su Conto Deposito Rendimax Like; 20mila euro in Buoni Postali; 10mila euro su una polizza Aviva; 15mila euro su una polizza Ina; 50mila euro su un prestito obbligazionario Carime; 56mila euro su fondi comuni di investimento Qui Ubi.
Il nostro grosso "problema" è rappresentato dai nostri due figli (uno di 41 anni diplomato e l’altro di 36 anni laureato) senza lavoro; il maggiore pare che abbia addirittura rinunciato a cercarlo. Che cosa potremmo fare per loro anche a costo di sacrifici? Una polizza assicurativa? Ma di che tipo? Come investire oculatamente i nostri risparmi, sempre in funzione del futuro dei nostri figli?
R.A. e R.M.

 

Il crollo del benessere da una generazione all’altra. Non tanto il crollo del benessere di oggi, visto che le due pensioni e un patrimonio tutt’altro che trascurabile vi consentono di vivere più che dignitosamente. Quanto il crollo della prospettiva sul benessere di domani, che è ancora più importante di quello di oggi. Lasciamo perdere considerazioni del tipo “Ma cosa dovrebbero dire allora quelli che hanno molto meno?”; e accantoniamo gli eventuali sensi di colpa per il fatto che il benessere da voi accumulato è stato sì frutto di lavoro e sacrifici, ma anche maturato a danno delle generazioni successive per via delle condizioni economiche e sociali insostenibili di cui avete fruito e delle pensioni molto probabilmente sproporzionate rispetto ai contributi versati che state incassando. Guardiamo al domani. Un domani in cui avete minimizzato la possibilità di ritrovarvi con meno risparmi, perché la vostra allocazione – prevalentemente su prodotti a rendimento contrattualmente garantito  - è stata abbastanza prudente (con qualche concentrazione di rischio di troppo). E nemmeno errata come voi ritenete. Migliorabile sì, dando meno spazio ai conti di deposito e più a strumenti indicizzati all’inflazione. E lasciando sul conto corrente (che non è un investimento, ma un servizio di gestione del denaro) 10mila anziché 130mila euro.

 

Quello che però i vostri attivi finanziari e i vostri immobili (sfitti, guarda caso) non potranno risolvere è il “grosso problema” dei vostri figli. Che hanno bisogno di un lavoro, prima di tutto. Con gli aggiustamenti indicati potete gestire oculatamente i vostri risparmi, e finanche attendervi di aumentarli leggermente in termini reali. Ma se, come è probabile avvenga, i vostri due figli sopravviveranno a voi, dovranno contare sull’eredità per il loro mantenimento, o su quanto avrete precedentemente trasferito a loro favore. Basterà o no?  Inutile addentrarsi in calcoli illusori, vista l’incertezza attesa dei fabbisogni dei vostri figli (metteranno su famiglia, se non l’hanno già fatto? E qual è la loro attesa di vita?). Ciò che conta è che i vostri figli non possono arrendersi all’idea di non riuscire mai a lavorare.   La decisione di non lavorare è del tutto legittima, per chi se lo può permettere, ma è prima di tutto una scelta di vita che dubito sia nelle preferenze dei vostri due figli.

 

Fissato questo principio, se come pare i due figli sono attualmente a vostro carico, è per voi possibile ricercare una efficienza fiscale nel trasferimento di risorse a loro favore tramite un piano previdenziale (fondo pensione aperto o PIP). Il versamento che lei o sua moglie effettuerete nei piani previdenziali dei vostri figli sono infatti deducibili dai vostri redditi complessivi (inclusi quelli immobiliari) fintanto che i figli restano fiscalmente a vostro carico e nel limite di 5164,57 euro all’anno. Ma, come detto, non è l’efficienza – anche fiscale – nella gestione dei vostri risparmi la soluzione al “grosso problema” che menzionate.

 (*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 28 settembre 2013

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