Le scelte di finanza personale condizionate dal consenso elettorale

di Marco Liera (*) - 08/09/2013

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Le scelte di finanza personale richiedono attenzione ai pesi dei vari bacini elettorali. Una dimostrazione recente l’abbiamo avuta settimana scorsa, con il quasi-azzeramento della detrazione sui premi delle polizze Vita caso morte, invalidità permanente e long term care nell’ambito delle misure finalizzate a coprire la “cancellazione” dell’Imu sulla prima casa. Una delle regole di base della gestione del consenso è che le decisioni impopolari debbano attaccare la cosiddetta “linea di minor resistenza”. Secondo voi tra i sei milioni di assicurati che godevano di una risicata detraibilità fiscale e i 20 milioni di proprietari di prima casa, qual è la linea di minore resistenza? Aggiungete pure che il Governo ha dovuto fare marcia indietro sulla reintroduzione dell’Irpef sulle rendite catastali sulle case sfitte, che interessa a qualche altro milione di elettori, e otterrete un insuperabile partito di proprietari immobiliari. Non stupisce che un Governo che si basa su una maggioranza traballante, sotto continua minaccia di nuove elezioni, non riesca a sottrarsi a queste logiche.

Tanto più che uno dei due principali partiti della coalizione, il Pdl, ha fondato la sua campagna elettorale - per niente inefficace, visti i risultati – sull’abolizione dell’Imu. Il suo leader, oltre a possedere una comprovata capacità di percepire le preferenze dei telespettatori e dell’elettorato  (anche quelle meno nobili, secondo i critici), ha cominciato la sua carriera di imprenditore di successo nelle costruzioni, contribuendo a creare l’imponente partito dei proprietari di casa negli anni 70 e 80.

Meno spiegabile è, nella psicologia di Silvio Berlusconi, come possa prevalere senza tentennamenti questo orientamento “home-friendly” rispetto al mestiere di assicuratore che da una trentina d’anni co-esercita con un successo forse ancora maggiore di quello che ha ottenuto nell’edilizia e nelle televisioni (il Cavaliere, come è noto, detiene il 35,1% di Mediolanum, mentre una quota del 36,5% è di proprietà del fondatore Ennio Doris e di sua moglie). Che dire, almeno stavolta non può essere accusato di conflitto di interessi!

L’altro bacino elettorale che esce vincente dal Dl 102/2013 è quello dei quasi sei milioni di iscritti ai fondi pensione, che continuano a godere di un trattamento fiscale favorevole. Un’”isola felice” che negli ultimi due anni ha resistito anche all’introduzione dell’imposta di bollo e all’innalzamento dell’aliquota sulle rendite finanziarie. Tra l’altro, poiché i premi pagati a fronte di coperture caso morte e invalidità permanente nell’ambito dei fondi pensione sono inclusi nel plafond di deducibilità dei contributi (fino a 5.164 euro l’anno), diventa ancora più conveniente includere queste coperture negli schemi collettivi. Che, come è noto, godono possono fruire anche di migliori tariffe rispetto ai contratti individuali.

Poiché ci sono non pochi italiani che sono contemporaneamente proprietari di prime (e seconde) case, contraenti di polizze Vita caso morte e iscritti ai fondi pensione, il bilancio delle misure appena entrate in vigore (e dei pericoli scampati) va fatto caso per caso. Dal punto di vista politico però anche in queste persone, per dinamiche che andrebbero studiate da un punto di vista comportamentale, prevale quasi sempre un interesse rispetto agli altri. Quale? Chiedetelo a Berlusconi.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore dell'8 settembre 2013

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