La crescita del risparmio gestito è più sana di quella degli anni 90

di Marco Liera (*) - 30/06/2013

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In un’Italia attanagliata dalla recessione c’è un’industria che sembra andare a gonfie vele. E non è il lusso al quale inevitabilmente molti pensano. E’ il settore del risparmio gestito, che nei primi cinque mesi dell’anno ha messo a segno una raccolta netta positiva per 35,8 miliardi, mentre il patrimonio ha raggiunto quota 1.264 miliardi (fonte: Assogestioni). Nel 2012 la raccolta netta era stata negativa per 12 miliardi di euro. Può sorprendere che in una fase di contrazione del benessere e soprattutto di riduzione della propensione al risparmio (nel 2012 le famiglie italiane sono riuscite a mettere da parte 15,6 miliardi di euro, secondo la Banca d’Italia) il settore dell’asset management vada in controtendenza. Ma ciò che sta accadendo è soprattutto una riallocazione dello stock esistente di attività finanziarie, che a fine 2012 era pari a 3.716 miliardi di euro. Riallocazione che non è finalizzata a inseguire boom di Borsa o bolle speculative. A differenza della grande crescita della fine degli anni 90, che fu trainata dai mercati azionari, ora non è tanto importante osservare la dinamica dei flussi tra le varie asset class del risparmio gestito (che in maggio hanno ancora premiato gli obbligazionari e i flessibili), quanto riflettere sul fatto che una quota crescente dei risparmi delle famiglie accede ai servizi di gestione professionale delle SGR, direttamente o tramite mandati istituzionali.

L’azione diretta viene svolta soprattutto dalle reti di promotori finanziari, che nel 2013 stanno anche registrando, dopo anni di “sfoltimento”, un aumento del numero degli attivi. Il saldo netto tra nuovi iscritti all’Albo dei promotori finanziari e cancellati è tornato positivo (577 unità) nei primi cinque mesi del 2013, anche per effetto della trasformazione di un numero imprecisato di dipendenti bancari in professionisti. Le banche tradizionali stanno infatti cercando di riqualificare una parte della forza lavoro in figure commerciali specializzate, in grado di proporre prodotti del risparmio gestito. Il potenziamento delle reti dei promotori e in generale dei professionisti della consulenza è la precondizione affinchè la crescita dell’industria dei fondi sia equilibrata, perché i prodotti trattati sono esposti alle oscillazioni dei mercati e quindi richiedono – al di là degli obblighi di adeguatezza previsti dalla legge – personale qualificato per proporli, sulla base di aspettative realistiche. Negli anni 90 questo non accadde, perché l’espansione del risparmio gestito avvenne soprattutto per iniziativa delle reti di sportelli delle banche retail, mediamente prive delle competenze per occuparsi della consulenza che il collocamento dei fondi richiede. E l'ondata di riscatti successiva al 2000 fu la riprova di questa inadeguatezza.

L’azione indiretta è dovuta al processo di concentrazione, all’interno dei gruppi assicurativi, della gestione delle riserve tecniche nelle Sgr controllate, per l’ovvia ricerca di efficienze e economie di scala. Non è un caso che la classifica dell’asset management veda al primo posto il gruppo Generali. Ma è anche dovuta al lento ma regolare incremento delle risorse di fondi pensione ed enti di previdenza, che affidano con sempre maggiore frequenza la gestione delle stesse alle Sgr, anche quando non ne sono obbligate.

In un Paese in cui i redditi non crescono, ma che può contare su un patrimonio accumulato consistente, occuparsi di quest’ultimo può essere una delle chiavi occupazionali del futuro. Il benessere di domani di un numero imprecisato di famiglie italiane dipenderà dalle proprie “riserve”, la cui protezione apre enormi spazi per chi è in grado di offrire una consulenza professionale sulla finanza personale.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 30 giugno 2013

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