Il 26enne futuro avvocato che vuole "giocarsi tutto"

di Marco Liera (*) - 02/06/2013

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Ho 26 anni, figlio unico, laureato in legge, attualmente praticante avvocato. Possiedo un’abitazione principale e in futuro anche altre. Conto di sposarmi non prima di cinque anni. Attualmente non ho nessuna retribuzione, ho soltanto entrate annuali da fabbricati pari a 6mila euro. Diciamo che fra tre anni dovrei essere avvocato, quindi con entrate che, stando alle attuali medie dei miei amici e colleghi più grandi, non reputo "rassicuranti".
Ho liquidità per 10mila euro, cui generalmente aggiungo 1.500/2.000 euro annui, che voglio investire. So che con un capitale così basso posso soltanto "rischiare" (e voglio in quanto devo puntare su di me per il benessere della mia famiglia un domani), non potendomi permettere di detenere sia corporate bond, sia titoli di Stato, sia azioni.
Il mio dubbio quindi è: meglio bond oppure Etf? O, ancora, perché non investire in azioni dato il mio orizzonte di tempo lungo e dati gli attuali prezzi di mercato abbastanza invitanti? Ancora, perché dovrei forzatamente privilegiare titoli italiani (la cui Borsa non sembra idilliaca e la cui solidità generale mi pare vacillante e poco trasparente) piuttosto che selezionare 10-15 titoli mondiali diversificati per settore, da monitorare costantemente, e conservare quelli aumentandone l’esposizione gradualmente?
Non voglio certo rischiare di perdere tutto ma ho una tolleranza alle perdite alta, sopporterei uno "stop loss" del 30% annuo. Piuttosto che in smartphone e auto preferisco bruciare i soldi investendoli con la speranza che rendano. Per esempio, talvolta acquisto per investimento diamanti e oro. Aspetto un vostro consiglio, e magari delle critiche, sempre ben accette.
Italo Salentino
(Lecce)

Di fronte alla confusione che emerge dalla lettera ci sarebbe da invocare l’interdizione, più che l’avvocatura. Ma ciò non accadrà, e quindi le auguro di diventare un qualificato professionista in grado di compensare con buoni redditi le delusioni che lei è destinato a soffrire come investitore, se non farà chiarezza su se stesso. Lei mette sullo stesso piano bond, Etf, oro, diamanti e azioni internazionali. Parla di alta tolleranza alle perdite e di disponibilità a “bruciare” i risparmi. Verrebbe da dire: se li spenda i suoi soldi, piuttosto che bruciarli! Questo stato confusionale non è colpa sua, si capisce, ma delle scuole e dell’università autoreferenziali che lei ha frequentato, che non le hanno insegnato nulla sulla sana gestione dei risparmi (oltre ad altre cose utili per la vita). Poi non so che ruolo abbia avuto la sua famiglia di origine, se oltre a un certo benessere economico e a qualche immobile abbia cercato di trasferirle un minimo di saggezza finanziaria.

Apprezzo il fatto che ha attese modeste e quindi realistiche sulle future entrate che le deriveranno dall’attività che ha in mente. E poi che pensa a sposarsi. Molto bene. Questo la dovrebbe spingere a privilegiare la protezione del suo attuale benessere, con conti di deposito, risparmio postale e titoli di Stato a breve termine. E ad assicurare il suo capitale umano con adeguate coperture caso morte e invalidità permanente, se dimostrerà – come spero - di avere una capacità reddituale. Altro che rischiare.

La sua compulsiva fame di rendimenti andrebbe indagata. Non so se sia il risultato di qualche privazione del passato o del confronto con il maggior benessere di altri. O dell’ambizione di voler dimostrare qualcosa a qualcuno(a). Ma questo è il nodo centrale, il demone neppure troppo nascosto che minaccia il suo benessere e le impedisce di ragionare per priorità. Il fatto di non avere davanti prospettive professionali particolarmente esaltanti non giustifica il tentativo di compensare – correndo alti rischi – la mancata crescita reddituale attesa. Il benessere economico si aumenta – eventualmente – con il lavoro e il risparmio, non ricercando alti ritorni dagli investimenti (a meno che lei non sia un nuovo Warren Buffett, si intende).

Se è proprio voglioso di correre dei rischi, perché esclude l’idea di andare a cercare lontano dalla sua provincia un mercato che sia in grado di apprezzare meglio il suo capitale umano, se è convinto del suo valore? Forse perché ciò creerebbe conflitti con persone a lei vicine? O perché dovrebbe rinunciare agli immobili e al “calduccio” del benessere che ha già? Niente di male se così fosse, ma meglio chiarirlo subito, per evitare un domani dei rimorsi ben più gravi di quelli causati da una cocente perdita in Borsa.

(*) Pubblicato su Plus24 ll Sole 24 Ore del 1 giugno 2013

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