L'austerity? Molti l'hanno compensata investendo in BTP e depositi

di Marco Liera (*) - 02/06/2013

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I depositi bancari sono i grandi beneficiari dei flussi di risparmio delle famiglie italiane, almeno a leggere la Relazione Annuale della Banca d’Italia pubblicata venerdì. Nel corso del 2012 non poche famiglie italiane si sono accorte del “pranzo gratis” offerto dalle banche più aggressive nel promuovere conti di deposito, che proponevano (e propongono) remunerazioni più elevate di quelle iper-compresse dei BoT, con un rischio di controparte non troppo distante. La voce “altri depositi” detenuti delle famiglie, che include i conti vincolati offerti da vari istituti, ha beneficiato di un flusso netto di 51 miliardi di euro. Secondariamente, le forti tensioni sui mercati dei titoli di Stato presenti per almeno il primo semestre del 2012 potrebbero aver spinto i privati a massimizzare il saldo di conto corrente. Quel che è certo è che in un anno in cui non sono mancate preoccupazioni per la tenuta di alcuni istituti la raccolta al dettaglio delle banche è cresciuta del 3,9%. Le famiglie a fine 2012 detenevano 1.060 miliardi di euro di depositi bancari, ai quali vanno aggiunti 344 miliardi di raccolta postale (sulla quale sono confluiti 15 miliardi di euro netti).
L’altra importante dinamica registrata dalla Banca d’Italia è rappresentata dai disinvestimenti delle famiglie dai titoli di Stato, sia domestici che esteri, rispettivamente interessati da 28 e 25 miliardi di deflussi netti. Nel frattempo, è aumentata l’esposizione in quote di fondi comuni esteri (tipicamente quelli domiciliati in Lussemburgo), che hanno registrato investimenti netti per 23 miliardi di euro. Questo incremento potrebbe rispondere a esigenze di diversificazione internazionale che in particolare le reti di promotori finanziari hanno fatto emergere in capo ai propri clienti. I 7 miliardi di acquisti netti di azioni domestiche da parte dei privati (sia quotate che non quotate) potrebbero mostrare che al margine esiste una domanda di attività rischiose, anche sotto forma di investimenti in imprese di famiglia.
L’atteggiamento dei risparmiatori nei confronti dei titoli di Stato è opposto a quello delle banche che nel corso del 2012 hanno aumentato l’esposizione nei confronti di BTp, CTz e BoT di ben 100 miliardi (grazie anche ai generosi finanziamenti della Bce). Ma anche le assicurazioni hanno investito ulteriormente in titoli di Stato domestici (17 miliardi).
Le famiglie hanno in ogni caso beneficiato dell’apprezzamento delle principali asset class finanziarie nel corso dell’anno passato, con un aumento reale dello stock di ricchezza “di carta” del 2,9%, dopo la forte diminuzione del 2011. L’incremento è tuttavia inferiore a quello dei Paesi dell’eurozona (3,6% in media), del Regno Unito (5,5) e degli Stati Uniti (7,8). Ma non si può certo affermare che gli italiani sono diventati più ricchi. Oltre alle note contrazioni dei redditi disponibili e della propensione al risparmio, va sottolineato che la componente immobiliare della ricchezza italiana (che pesa per circa il 63% del patrimonio totale) è diminuita del 4,1% in termini reali per effetto del calo dei prezzi delle abitazioni. I dati confermano che, a parte la profilazione del cliente che varia da caso a caso, una strategia di investimento che non è inopportuna in un Paese che sta imponendo un pesante regime di austerity ai suoi cittadini è quella di investire in attività finanziarie a reddito fisso domestico, che beneficiano del miglioramento della stabilità del Paese stesso. Di fatto, il miglior modo per realizzare un hedging della diminuzione del benessere connessa alla ritirata del welfare state e all’aumento delle tasse è stato quello di investire i risparmi in BTp & Co..

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 2 giugno 2013

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