Assicurarsi contro l'inflazione ora costa poco. E tra qualche anno?

di Marco Liera (*) - 28/04/2013

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Nel giro di un anno, dal marzo 2012 al marzo 2013, l’inflazione in Italia si è dimezzata, passando dal 3,2 all’1,6% (come misurata dalla variazione tendenziale dei prezzi al consumo per l’intera collettività calcolata dall’Istat). La congiuntura negativa dell’economia sta raffreddando la crescita dei prezzi, anche se ognuno di noi ha una propria “inflazione percepita” che probabilmente sarà differente dal dato Istat. D’altra parte, la misurazione “ufficiale” dell’inflazione ha una notevole importanza dal lato degli investimenti, perché è su questa (in particolare sull’inflazione per le famiglie di operai e impiegati) che viene calcolato il rendimento degli strumenti finanziari inflation-linked, come i BTP Italia e i buoni postali indicizzati all’inflazione. Mentre il rendimento dei BTPei, degli OaTei e dei Bundei viene calcolato sulla base dell’aumento dei prezzi nell’eurozona (il dato più recente, riferito a marzo, è dell’1,7%).

Come ho scritto altre volte in questa rubrica, questi prodotti a rendimento reale sono particolarmente suggeriti dalla letteratura accademica perché difendono automaticamente i risparmi dal loro principale avversario storico, che non sono i crash di Borsa, i fallimenti stile Lehman Brothers o le crisi dei debiti sovrani, bensì l’inflazione. Il fatto che questa sia in contrazione non comporta necessariamente che sia un nemico battuto per sempre, nonostante negli ultimi anni le banche centrali siano diventate particolarmente brave nel tenerla sotto controllo (attività che si definisce inflation targeting). Proprio le politiche monetarie molto espansive delle banche centrali (ultima in ordine di tempo quella giapponese) potrebbero a lungo andare riaccendere l’ascesa dei prezzi, come è emerso nel corso di una presentazione al Salone del Risparmio a cura di Fideuram Investimenti Sgr. La ricerca di Flavio Rovida e Patrizia Bussoli precisa che il ritorno dell’inflazione nel medio-lungo termine non sarà né automatico, né uniforme tra le varie economie, e sarà subordinato a due precondizioni: una convincente ripresa dell’economia e il mantenimento di politiche monetarie troppo accomodanti rispetto ai fondamentali. Queste considerazioni rendono il ritorno dell’inflazione nel medio periodo più probabile negli USA (e UK) che nell’eurozona.

Una risalita dell’inflazione nelle economie avanzate sembra addirittura auspicabile per gli Stati molto indebitati (che si ritroverebbero con debiti svalutati e quindi più “leggeri”). L’unico conflitto che gli Stati potrebbero denunciare rispetto a un’inflazione in aumento è rappresentata dalla quota di debito pubblico il cui costo è indicizzato all’inflazione (come appunto accade con il BTP Italia o il BTPei). Per ora, la Repubblica Italiana sembra essere stata piuttosto generosa nell’offrire i titoli con questa preziosa assicurazione incorporata, anche se in occasione dell’emissione dell’ultimo BTP Italia il collocamento è stato chiuso dopo due giorni, a differenza delle operazioni del 2012. Continuano invece ad essere emessi a rubinetto (quindi senza limiti) i buoni postali indicizzati all’inflazione italiana, che hanno - rispetto ai BTP Italia - il vantaggio di assicurare dall’inflazione per ben 10 anni (anziché quattro) e la possibilità di uscire in qualsiasi momento senza perdite (decorsi i primi 18 mesi di infruttiferità, nella liquidazione è incluso il rendimento maturato). Attualmente questi buoni offrono l’1,25% reale annuo, qualunque sia il livello di inflazione futura, per i prossimi dieci anni. Lo stock di buoni postali indicizzati all’inflazione appare basso rispetto all’appeal del prodotto e alla possibilità di sottoscriverlo senza limiti presso tutti gli Uffici Postali: 12,8 miliardi di euro a fine 2012, in contrazione rispetto ai 14,1 miliardi di fine 2011. Chissà, forse tra qualche anno rimpiangeremo l’attuale generosità degli Stati (o degli enti controllati, come nel caso della CDP che emette i buoni postali) nell’assicurare i risparmi dei cittadini contro l’inflazione.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 28 aprile 2013

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