Rappresentare il rischio tramite dei numeri? Facciamo attenzione

di Nicola Zanella - 12/04/2013

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Nello scorso articolo, ho analizzato le caratteristiche dell’investimento graduale in azioni nel corso del tempo non avendo già un’ingente somma da investire in Borsa, che come ho già detto, secondo me, è il «vero» piano di accumulo del capitale o PAC.
Nel caso si disponesse già di un’importante somma di denaro e la si volesse investire immediatamente in Borsa, quali sono i risultati che ci possiamo attendere da un simile investimento?
Nel caso del PAC avevo ipotizzato di investire 1 unità di valuta locale ogni anno, liquidando l’intero portafoglio alla fine del periodo di investimento. Con il PIC si ha invece 1 unità di valuta locale investita all’inizio del periodo che viene poi liquidata alla fine del periodo di investimento.
Anche qui ho esaminato PIC per periodi non indipendenti con durata fino a venti anni per 16 mercati azionari a livello mondiale, dal 1969 a fine 2012.
Anche in questo caso i risultati, è bene dirlo, sono certamente ottimistici, visto che non tengono conto dei costi di negoziazione (meno importanti rispetto al PAC), dell’inflazione e delle tasse.
Nella tabella seguente potete leggere la percentuale di periodi sul totale che hanno avuto un rendimento finale positivo.
Figura 1

Negli ultimi 43 anni, il rischio di perdita alla fine del periodo di investimento è calato (tranne che in Giappone!) all’allungarsi del periodo di detenzione: come per il PAC, il problema è che sono serviti orizzonti temporali di investimento davvero lunghi per essere certi di non subìre perdite e questi variano da paese a paese.
Se in Canada e Danimarca sono bastati solo sei anni, in Italia ben 15 anni. Investendo tramite un indice azionario a livello mondiale, tredici anni.
Nella seguente tabella, si mostra il rendimento finale minimo ottenuto dai vari PIC nei differenti archi temporali.
Figura 2

Proprio come notato per i PAC, la perdita massima tende a diminuire nel corso degli anni, anche se è decisamente persistente, soprattutto in alcuni paesi: in Italia, ad esempio, dopo 11 anni di investimento è accaduto di subìre una perdita pari al 40%, e solo in termini nominali. In Giappone, un rendimento pari a -58% ancora al 20° anno.
Anche e soprattutto in questo caso, si nota come un indice a livello globale sia la soluzione migliore quando si tratta di investire in azioni, non potendo prevedere quale sarà la Borsa «più fortunata» dei prossimi anni.
Il problema è che non sappiamo se un indice mondiale nei prossimi 10-20 anni avrà un grado di rischio simile a quello ottenuto negli ultimi 43 anni (in termini di rendimenti peggiori) o invece sarà simile a quello del mercato azionario, ad esempio, dell’Italia o peggiore.
Purtroppo, possiamo solo dire che ex-ante un indice mondiale è la scelta meno rischiosa, ma non possiamo assolutamente quantificare questo rischio.
È chiaro pertanto che una tabella come la seguente, in cui si mostrano i rendimenti massimi dei PIC alla fine del periodo di investimento, ha delle implicazioni operative difficili da cogliere.
Figura 3

Certamente l’investimento in azioni, soprattutto nel lungo periodo, permette potenzialmente di moltiplicare di molte il capitale investito. Ma questo può capitare a quegli investitori che hanno scelto il periodo di investimento migliore o più fortunato e, cosa da non sottovalutare, sono sempre rimasti investiti al 100% durante tutto il periodo (fatto che succede assai raramente); abbiamo visto il rischio di perdita che corre chi investe nel mercato e nel periodo sbagliato.
Comunemente, si crede che i semplici risparmiatori abbiano a disposizioni informazioni complete come quelle presentate in queste tabelle (non ce le hanno nemmeno tanti consulenti finanziari) e che soprattutto sappiano decidere se e quanto investire (in % del portafoglio o in termini di euro) in un simile investimento.
Credo invece che se non inserito in un approccio finanziario ben strutturato, come quello a piramide che ho presentato qui, un simile dilemma non possa essere efficacemente risolto.
Voi che percentuale del portafoglio o quanti euro della vostra attuale ricchezza dedichereste ad un investimento che ha caratteristiche come quelle rappresentate nelle tabelle precedenti?
P.S Dimenticate, solo per un attimo, che si tratti di un investimento in azioni, perché posso farvi vedere simili risultati, se non peggiori, anche per l’investimento in obbligazioni. Basta solo che io utilizzi degli indici che replicano la performance di obbligazioni a lungo termine tradizionali e tenga conto poi dell’inflazione.

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