In Svizzera prove di capitalismo responsabile

di Marco Liera (*) - 10/03/2013

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L'approvazione dell'iniziativa Minder nella consultazione popolare di domenica scorsa in Svizzera apre nuovi scenari per gli investitori previdenziali in cui sono custoditi i risparmi dei lavoratori, che nella Confederazione sono chiamati casse pensioni. Questi investitori, che detengono quote importanti dell'azionariato delle societa' quotate elvetiche, in base all'iniziativa Minder saranno obbligati a esprimersi in assemblea sulle remunerazioni dei manager. In sostanza la Svizzera sembra essere il primo Paese al mondo in cui gli investitori previdenziali, per via dell'alta rilevanza sociale della loro attivita', devono prendere posizione sui superstipendi dei top manager, che negli ultimi anni sono diventati uno dei principali veicoli di creazione di diseguaglianza. La logica e' che i soldi dei lavoratori e dei datori di lavoro versati nei fondi pensione devono essere investiti nel loro esclusivo interesse e non in quello di una oligarchia di amministratori ed executives, il tutto a beneficio della stabilita' e della sostenibilita' della crescita globale.
Nel tempo vedremo se questo progetto avra' successo oppure no. Intanto e' importante registrare l'avanzata di un capitalismo sociale nei Paesi - e la Svizzera e' uno degli esempi piu' significativi - dove i valori del mercato sono piu' consolidati e dove la partecipazione del pubblico alla proprieta' azionaria - diretta o tramite i fondi pensione - e' piu' diffusa. Paesi dove la contrapposizione tra capitale e lavoro sta diventando sempre piu' anacronistica.
L'altra conseguenza tutt'altro che banale e' che i lavoratori e i datori di lavoro che finanziano e gestiscono i fondi pensione devono attrezzarsi per poter influire nella governance delle imprese partecipate in modo qualificato. Non e' un caso che proprio in Svizzera tra il 2011 e il 2012 sia entrata in vigore una riforma strutturale delle casse pensioni in base alla quale si definiscono con precisione le funzioni e gli obblighi degli organi di gestione degli enti di previdenza. Tra questi, anche la "formazione iniziale e permanente dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro". Queste persone molto frequentemente non hanno le competenze per poter occuparsi in modo appropriato della gestione degli investimenti dei fondi pensione, e questo vale in Svizzera come in Italia e in altri Paesi. Solamente una formazione iniziale e continuativa puo' colmare il gap cognitivo tra gli amministratori degli enti di previdenza e i soggetti che offrono servizi finanziari (banche, brokers, gestori e consulenti). La diffusa sottoscrizione da parte di enti di previdenza obbligatoria italiani di inefficienti prodotti strutturati proposti da investment bankers calati da Kensington o Chelsea e' stata dovuta anche alla mancanza di adeguate competenze in capo ai rappresentanti di lavoratori e datori di lavoro.
Il modello svizzero di capitalismo sociale non solo istituzionalizza un ruolo attivo degli investitori "popolari" nel mercato finanziario, ma si preoccupa anche di mettere le persone nominate alla loro guida nelle condizioni di poterlo fare dotandole di una preparazione adeguata. Un passaggio critico ancora da compiere - non solamente in Svizzera - e' fare uscire il ruolo degli amministratori dei fondi pensione da una dimensione semi-volontaristica (che a volte e' stata un alibi per cercare forme di pagamento da terzi in conflitto con gli interessi degli enti) a una professionale. Come tale, adeguatamente remunerata, anche in virtu' delle crescenti responsabilita' attribuite a queste figure.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 10 marzo 2013

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