Le scelte di portafoglio nel lungo periodo

di Nicola Zanella - 27/11/2012

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Indubbiamente, essere un investitore che ha davanti a sé un lungo orizzonte temporale ben definito (si legga qui per una sua definizione precisa) ha dei vantaggi, in particolare quello di poter contare su premi per il rischio che in passato si sono manifestati in maniera consistente soprattutto nel lungo-lunghissimo termine e quello di poter approfittare delle fasi di mercato in cui i prezzi tendono a calare notevolmente (con i rendimenti attesi in futuro che salgono) a causa dei cambiamenti nell’appetito per il rischio (in un contesto razionale o risk-based) o a fenomeni di breve periodo di mispricing (se i mercati sono inefficienti).
Tipicamente, si ritiene che per questi investitori la strategia di buy and hold (compra e tieni) sia la soluzione ottimale: ad esempio, il libro Stocks for the long run (Azioni per il lungo periodo) di Jeremy Siegel è spesso descritto come la «bibbia del buy and hold» azionario.
Di fatto però, anche gli investitori di lungo periodo che hanno le caratteristiche per investire una parte del loro portafoglio in azioni, non praticano il buy and hold, visto che «dinamicamente» devono comprare e vendere i vari asset nel corso del tempo.
In teoria, è solo l’investitore medio o marginale (detenendo il portafoglio di mercato) che effettua il buy and hold, senza ribilanciare mai, visto che i prezzi (e i rendimenti attesi) dei vari strumenti si aggiustano fino al punto in cui egli non debba fare nulla.
L’investimento di lungo termine è un continuo processo di acquisto e vendita, in modo che non ci siano asset in grado di dominare gli altri e la composizione del portafoglio sia in linea con quella target (in gergo, asset allocation strategica).
Come suggerisce anche la programmazione dinamica, un problema di portafoglio di lungo periodo può essere risolto come una serie di problemi di breve termine. Ne risulta che un investitore di lungo periodo non debba essere poi così differente da quello che ha un orizzonte di breve termine e quindi un portafoglio che di solito viene definito «statico».
Per essere un investitore di successo con un lungo e ben definito orizzonte temporale prima di tutto è necessario essere un investitore di successo di breve termine.
E qual è la strategia ottimale in un orizzonte temporale di breve termine quando, semplificando, i rendimenti azionari sono imprevedibili?
Come dimostrato alcuni decenni fa da Paul Samuelson, probabilmente il più influente economista della seconda metà del novecento, la soluzione migliore è gestire il profilo rischio/rendimento del portafoglio finanziario in ogni (breve) periodo, non essendoci alcuna differenza tra investimento di lungo o di breve termine.
Il ribilanciamento “naturale” del portafoglio deve essere svolto per poter scegliere nel corso del tempo il mix tra strumenti rischiosi e risk-free (o meno rischiosi) che è più in linea con il proprio appetito per il rischio (si veda quanto previsto nel nostro approccio finanziario a piramide).
L’appetito per il rischio – la volontà degli investitori di assumere rischio – varia durante tutto il ciclo economico e dipende da quanto i risparmiatori non apprezzano l’incertezza sui loro consumi futuri e dal livello di questa incertezza.
In generale e al contrario di quanto ci suggerirebbe l’intuito, ciò che sembra far muovere l’appetito per il rischio degli investitori nel tempo non è tanto l’avversione al rischio (che è una preferenza innata dei singoli individui), quanto il livello dell’incertezza sui loro consumi futuri, che deriva a sua volta dalle attese sull’andamento futuro dell’economia e quindi del reddito/ricchezza e dal profilo rischio/rendimento atteso delle varie classi di investimento.
Quindi, una strategia di investimento, come quella di buy and hold, che non tiene conto nel corso del tempo di come si modifica l’appetito per il rischio è inevitabilmente subottimale.
Dati inoltre i numerosi dubbi sul valore economico della prevedibilità che sembra caratterizzare i rendimenti azionari, il portafoglio degli investitori di lungo periodo continua a non essere molto differente da quello di chi ha orizzonti più brevi e portafogli «miopi».
Ribilanciare regolarmente il portafoglio è più che sufficiente, anche nel caso in cui i rendimenti fossero effettivamente prevedibili: con un appetito per il rischio costante, si andrebbe ad acquistare titoli il cui prezzo è sceso (e il rendimento atteso in futuro aumentato) e a vendere attività il cui corso è salito (e il rendimento atteso diminuito).

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo