Un terzetto di crolli di Borsa a confronto

di Nicola Zanella - 26/05/2011

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Nell’articolo pubblicato la scorsa settimana (si legga qui), abbiamo analizzato tre mega-crolli della Borsa a livello mondiale accaduti negli ultimi 40 anni: in particolare, la crisi degli anni 70, il crollo delle quotazioni di inizio secolo e la grande crisi del 2008-2009.
Due sono le considerazioni che abbiamo portato alla vostra attenzione. La prima è la constatazione di quanto possa diventare frustrante l’investimento in azioni, soprattutto se si entra nei mercati nel momento “sbagliato”, cioè vicino ai massimi di Borsa.
Si è visto infatti che per recuperare le perdite a volte occorre davvero molto tempo: anche considerando i dividendi, le quotazioni sono rimaste sotto al loro livello massimo per 64 mesi durante gli anni 70 e per ben 72 mesi nei primi anni del 2000.
A fine aprile 2011, dopo 42 mesi dal massimo di fine ottobre 2007 manca ancora un +15% all’indice per recuperare quanto perduto durante la crisi.
La seconda considerazione accennava al fatto che quando si investe in azioni un’ampia diversificazione rappresenta sempre un obiettivo da perseguire, visto che nel Novecento ci sono stati mercati che hanno anche subìto interruzioni permanenti o perdite quasi totali (principalmente a causa delle guerre mondiali).
È certamente vero inoltre che durante le crisi degli ultimi decenni da noi analizzate, i mercati azionari dei singoli paesi si sono comportati in modo anche ben differente, offrendo delle performance peggiori di quelle dell’indice mondiale, che già potevano sembrarci disastrose.
Prendiamo la crisi degli anni 70 (shock petrolifero) del secolo scorso.
Figura 1 (clicca sopra per ingrandire)

Ricordiamo che stiamo utilizzando gli indici MSCI che considerano anche i dividendi distribuiti e in valuta locale.
Immediatamente, osservando il primo grafico si nota come il mercato azionario del Regno Unito abbia subìto un crollo molto più violento di quello degli altri paesi: dal 31 agosto 1972 al 29 novembre 1974 le quotazioni azionarie sono scese di circa il 65%. Come indicato, per recuperare tale perdita era necessario un successivo guadagno del 184%, che è avvenuto solamente dopo 26 mesi (circa due anni).
È ancora più preoccupante il fatto che in Italia le quotazione siano rimaste al di sotto del livello massimo (raggiunto il 29 giugno 1973) per 87 mesi, cioè più di sette anni.
Nemmeno durante la crisi di inizio secolo è andata meglio per il nostro mercato. Si veda a tal riguardo il seguente grafico.
Figura 2 (clicca sopra per ingrandire)

La perdita fatta segnare dall’indice azionario del mercato italiano dal 31 ottobre 2000 al 31 marzo 2003 è stata pari quasi al 48% ed è stata recuperata solamente il 31 gennaio 2006.
Purtroppo, anche durante la recente grande crisi economico-finanziaria la nostra Borsa ha perso più dell’indice mondiale. Si veda il successivo grafico.
Figura 3 (clicca sopra per ingrandire)

Non solo il calo delle quotazioni in Italia è iniziato prima (il 31 maggio 2007), ma il crollo è stato anche maggiore: -60% in 21 mesi (fino al 27 febbraio 2009). Facciamo notare anche che di questi 21 mesi, ben 17 hanno fatto registrare un rendimento, al lordo dell’inflazione, negativo.
Nonostante il recupero di questi ultimi due anni (+56%), comunque minore di quello registrato a livello mondiale, è necessario un guadagno nei mesi a venire di circa il 61% per ritornare ai livelli pre-crollo.
Un certo disappunto nasce notando che l’indice azionario del Regno Unito ha recuperato l’intera sua perdita già due mesi fa!

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