Mega-crolli di Borsa a livello mondiale

di Nicola Zanella - 19/05/2011

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Nel 2008 l’indice azionario MSCI standard in valuta locale (con dividendi reinvestiti) è retrocesso del 38%. La recessione economica che ha colpito sia gli Stati Uniti che la zona dell’Euro non poteva che avere conseguenze pesanti anche per il mercato azionario. Un calo (in parte permanente) degli utili attesi e soprattutto l’aumento del tasso di sconto a causa della crescita della quantità di rischio macroeconomico e dell’avversione al rischio degli operatori (si veda la Guida alla lettura della Newsletter mensile) ha provocato il calo delle quotazioni.
L’alta volatilità (attesa) in quei mesi di tensione con giornate di Borsa caratterizzate da perdite di diversi punti percentuali è sembrata a molti, probabilmente ai non addetti ai lavori, un comportamento eccezionale delle azioni, dovuto al panico scatenato dalla grande crisi economico-finanziaria.
Nonostante il 2008 sia stato anche secondo i dati di Dimson, Marsh e Staunton (Credit Suisse Global Investment Returns Sourcebook 2011) un anno davvero “sfortunato”, essendo l’anno peggiore dal 1900, se si considera anche l’inflazione e calcolando i rendimenti in dollari (-40,4%), non bisogna dimenticare che in passato gli investitori in azioni hanno dovuto subire delle perdite simili.
Grazie all’indice MSCI che ricostruisce la performance delle azioni dal 31 dicembre 1969, è possibile confrontare il recente “mega” crollo con quelli accaduti nel più recente passato, sempre a livello mondiale. Crediamo sia molto interessante un simile studio, visto che l’investimento in azioni dovrebbe suggerire un’ampia diversificazione: “scommettere” sulla Borsa di un singolo Paese non è affatto una buona idea (perché molto rischiosa), basti ricordare che nel novecento ci sono stati mercati che hanno subìto interruzioni anche permanenti o perdite quasi totali (principalmente a causa delle guerre mondiali).
Il problema è che anche un indice azionario così diversificato ha registrato tre mega-crolli in 40 anni, di cui ben due in questo ultimo lost decade.
Fatto 100 il valore massimo dell’indice prima di ogni crollo (29 dicembre 1972, 31 marzo 2000 e 31 ottobre 2007), nel grafico seguente si può confrontare il comportamento delle azioni in queste tre sfortunate occasioni.
Figura 1 (clicca sopra per ingrandire)

In questo primo grafico si riportano i tre mega-crolli utilizzando l’indice MSCI con i dividendi reinvestiti e in valuta locale. Come si nota, la crisi di Borsa del 2008 è stata maggiore che nelle due occasioni precedenti con il punto minimo che è stato toccato anche in minore tempo. In 16 mesi (fino a febbraio 2009) l’indice ha perso poco più del 50% con una performance successiva del 101% necessaria per ritornare al livello pre-crollo. La discesa delle quotazioni di inizio decennio è stata più lunga, con il minimo raggiunto dopo 30 mesi. Ciò che a noi interessa è notare che, anche considerando i dividendi, le quotazioni sono rimaste sotto al loro livello massimo per 64 mesi (crollo degli anni settanta) e per ben 72 mesi nei primi anni del 2000. A fine aprile 2011, dopo 42 mesi dal massimo di fine ottobre 2007 manca ancora un +15% all’indice per recuperare quanto perduto durante la crisi.
Se questi sono i risultati, reinvestendo anche i dividendi, è lecito domandarsi come si modificherebbe il grafico precedente se i dividendi non fossero tenuti in considerazione.
Figura 2 (clicca sopra per ingrandire)

Si vede facilmente che la situazione è decisamente peggiorata, sia in termini di perdita subìta sia per quanto riguarda la durata di questi crolli. Se con i dividendi il recupero dal massimo del 29 aprile 1972 è avvenuto il 28 aprile 1978, senza il reinvestimento dei dividendi il punto di pareggio è avvenuto il 31 luglio 1980: dunque per 91 mesi le quotazioni sono rimaste sotto al livello pre-crollo. I numeri di mesi con le quotazioni sotto al picco di Borsa di inizio secolo (31 marzo 2000) sono stati invece 85.
A fine aprile 2011, dopo 42 mesi dal valore massimo dell’indice MSCI raggiunto il 31 ottobre 2007 manca ancora una performance del 27% per recuperare l’intera perdita.
Abbiamo parlato di recuperi. Confrontiamo quelli avvenuti in occasione di questi tre mega-crolli.
Figura 3 (clicca sopra per ingrandire)

Si nota che il recente recupero, iniziato a fine febbraio 2009, è stato il maggiore dei tre, anche se bisogna ricordare che per tornare al livello pre-crollo è necessaria un’ulteriore crescita del 15%.
Stesse considerazioni si possono effettuare per il grafico seguente con l’indice MSCI senza dividendi. Le quotazioni da marzo 2009 sono salite del 65%, ma per ritornare al livello pre-crollo è necessaria un’ulteriore salita del 30%.
Figura 4 (clicca sopra per ingrandire)

Nel prossimo articolo analizzeremo come le crisi di Borsa degli anni settanta, di questo inizio secolo e del 2008-2009 abbiano colpito in modo a volte molto differente i mercati azionari di singoli paesi, in particolare degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Italia.

Scarica l'articolo in formato pdf

Download
Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo