Ho la casa in Svizzera, ci pago più tasse degli Agnelli

di Massimo Grasselli - 19/06/2012

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Volevo portare alla vostra attenzione un caso che mi riguarda di palese stortura e  disparità  di trattamento nell’ applicazione dell’Ivie,  l’imposta dello 0,76% sulle proprietà immobiliari estere possedute da italiani.

Originariamente l’unica modalità di determinazione della base imponibile su cui applicare lo 0,76% era il valore da individuarsi sulla base del costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti, e in mancanza, il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile (art. 19, comma 15, D.L. 201/2011). Poiché il criterio di determinazione della base imponibile porta a delle iniquità evidenti, la norma è stata rivista dal D.L. 2 marzo 2012, n. 16, che verrà convertito con modifiche in legge nei prossimi giorni. Attualmente, l’art. 8, comma 16, del D.L. 16/2012 ha sostituito il comma 15 del D.L. 201/2011 come segue: “L'imposta di cui al comma 13 e' stabilita nella misura dello 0,76 per cento del valore degli immobili. L'imposta non e' dovuta se l'importo, come determinato ai sensi del presente comma, non supera euro 200. Il valore e' costituito dal costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui e' situato l'immobile. Per gli immobili situati in Paesi appartenenti alla Unione europea o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, il valore e' quello utilizzato nel Paese estero ai fini dell'assolvimento di imposte sul patrimonio o sui trasferimenti o, in mancanza, quello di cui al periodo precedente”.  La novità consiste nel fatto che per gli immobili situati nella UE o in paesi aderenti allo SEE, il valore sarà determinato utilizzando quello usato dal paese estero ai fini della determinazione delle imposte sul patrimonio o sui trasferimenti. La Svizzera ,che non appartiene allo Spazio economico europeo, non rientrerà nelle suddette modifiche. In ogni caso la norma prevede che, a determinate condizioni, la doppia imposizione verrà attenuata da un credito d’imposta per le imposte pagate all’estero che potrà essere scomputata dall’imposta dovuta in Italia.

 Prendiamo quindi il mio caso. A fine 2007 ho acquistato a Crans sur Sièrre  un appartamento del valore di circa 2.000.000 di franchi svizzeri e ho rogitato tale valore nell’atto di compravendita. Questo valore compare in Euro nel modello RW della mia dichiarazione dei redditi. In Svizzera pago circa FSv 2.380 di imposta patrimoniale (calcolata su un valore di circa Fsv 385.000, utilizzato ai fini dell’assolvimento di imposte sul patrimonio,) più un’imposta reddituale di circa Fsv 3.600 (calcolata sul valore di un affitto presunto da cui si possono dedurre le spese condominiali eccetto il riscaldamento). Seconda la nuova Ivie  dovrei poi pagare in Italia lo 0,76% di Fsv 2.000.000 (cioè Fsv 15.200) da cui va dedotta l’imposta patrimoniale pagata in Svizzera.

Nel mio condominio c’è un italiano, proprietario di un appartamento delle stesse dimensione del mio, ma acquistato nel 1995 ad un valore rogitato di circa Fsv 500.000, che paga in Svizzera l’imposta patrimoniale e reddituale simili alle mie, mentre in Italia dovrebbe pagare un’imposta pari al 25% della mia. Pensate che secondo la nuova legge gli eredi dell’avvocato Agnelli dovrebbero pagare per la proprietà che hanno in Engadina (una megavilla) circa Fsv 380, pari all0 0,76% del valore d’acquisto di Fsv 50.000 rogitato negli anni 60!!!  Ma questa è giustizia fiscale?

 Inoltre c’è un’ulteriore stortura dell’Ivie  rappresentata dal fatto che mentre gli immobili siti in Italia, e soggetti ad IMU, non danno più luogo, se non sono locati, a redditi fondiari tassati in base alla rendita catastale, gli immobili detenuti all’estero, oltre ad essere soggetti all’Ivie, continueranno potenzialmente a dare luogo, anche se non locati, a redditi diversi soggetti ad Irpef, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, del TUIR [Art. 70, secondo comma, TUIR: “I redditi dei (…) fabbricati situati all’estero concorrono alla formazione del reddito complessivo nell’ammontare netto risultante dalla valutazione effettuata nello stato estero per il corrispondente periodo d’imposta…”]. Vero è che il contribuente italiano, ai fini Irpef, avrà diritto ad un foreign tax credit per le imposte pagate all’estero, ma se l’imposta pagata in Italia è superiore a quella pagata all’estero (come nel mio caso) il contribuente, oltre all’Ivie sconterà tassazione anche ai fini Irpef sui i redditi diversi riferibili all’immobile all’estero. Questo evidenzia, a mio avviso, un ingiustificato trattamento ai fini Irpef degli immobili siti in Italia rispetto a quelli situati all’estero.

Pur non essendo un avvocato-tributarista, credo l’attuale normativa violi gli articoli 56-60 del trattato CE, che disciplinano la libera circolazione dei capitali (cioè operazioni finanziarie che riguardano investimenti e collocamenti) tra stati membri e stati membri/paesi terzi . Il trattato CE dice appunto che” sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali  tra stati membri e stati membri/paesi terzi (quindi tra Italia e Svizzera)”. Il punto è che investire in proprietà immobiliari in Svizzera comporta delle condizioni fiscali fortemente penalizzanti rispetto ad un medesimo investimento fatto in Italia.

 

 

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità  del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità  del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo