Fondo Prudentia: quando i risparmiatori sono traditi dal "lungo periodo"

di Marco Liera (*) - 19/02/2012

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I benefici attesi del “lungo periodo” negli ultimi anni non sono arrivati per una gran parte degli investitori privati che avevano scelto a suo tempo degli strumento rischiosi e/o illiquidi. Cominciamo dai fondi comuni azionari, bilanciati e flessibili, che hanno ovviamente risentito del pessimo andamento dei mercati di riferimento negli ultimi 12 anni. Un periodo sufficientemente lungo da sfiancare anche i risparmiatori più pazienti. <I gestori non riescono a far meglio degli indici dei mercati in cui investono in modo persistente> qualcuno dirà. Sfortunatamente questo concetto  non era stato comunicato a suo tempo a coloro che sottoscrissero i fondi, che si aspettavano che i gestori potessero avere competenze superiori tali da compensare con una extra performance adeguata i costi del servizio di collocamento e gestione. In realtà, quando le gestioni riguardano titoli quotati su mercati liquidi ed efficienti, è difficile che qualcuno, per quanto professionale, possa avere delle informazioni in più rispetto a quelle che sono già scontate nel prezzo. Tranne nella patologica ipotesi dell’insider trading.

Ma vediamo ora il caso di un gestore professionale che ha avuto il mandato di investire nel lungo periodo i risparmi delle famiglie in un mercato – quello delle imprese non quotate – nel quale teoricamente è possibile generare un valore aggiunto (rendimento positivo corretto per il rischio), per via della asimmetrica distribuzione delle informazioni. E’ un fondo chiuso che sta mestamente andando a scadenza in queste settimane, il Prudentia gestito da Fidia Sgr. Il fondo nacque nel 1996 con una raccolta di 500 miliardi di lire effettuata  tra i clienti delle tre banche collocatrici: Credito Italiano, Banca Commerciale Italiana e Banca di Roma. Che erano anche socie paritetiche della Sgr insieme a Mediobanca. Il taglio di ognuna delle 5.000 quote era piuttosto alto, pari a 100 milioni di lire(51.646 euro).

Il fondo è inciampato su una serie di operazioni disastrose (Sapori, Telit, Lucchini, C.F. Gomma, Synergia, Bound Investment) o molto deludenti (Sinterama). A poche settimane dalla scadenza, il bilancio per gli investitori è questo: per ogni quota hanno già ottenuto sei rimborsi (a partire dal 2005) per un totale di 45.000 euro. Entro il 10 giugno il fondo deve liquidare il patrimonio residuo; negli ultimi mesi sono state cedute le partecipazioni in Aive e Sinterama ed è stato liberato un deposito vincolato a favore degli acquirenti di una ex-partecipazione del fondo (Nicotra). Tenuto conto di queste operazioni, il Nav dovrebbe aggirarsi intorno ai 4.000 euro per quota, ma di questi circa 1.300 euro sono un risparmio di imposta che, in base a quanto riportato nell’ultimo rendiconto semestrale, sembra recuperabile per i quattro anni successivi alla liquidazione in capo al singolo quotista (ovviamente in presenza di successive plusvalenze da trading). In Borsa la quotazione viaggia intorno ai 2.700 euro, tra scambi rarefatti. Sembra assai difficile che il fondo possa restituire ai sottoscrittori del 1996 che sono rimasti quotisti il capitale sottoscritto a suo tempo. Va poi ricordato che nel frattempo l’erosione monetaria è stata pari al 27%. Mentre gli oneri di gestione pagati dai quotisti (già scontati dal Nav) si avvicinano a 39 milioni di euro.

Purtroppo quello di Prudentia potrebbe non essere un caso isolato: nei prossimi anni arriveranno a scadenza diversi fondi chiusi immobiliari quotati, e i bilanci finali potrebbero essere estremamente deludenti per chi li sottoscrisse in sede di collocamento. Non per le rispettive Sgr, ovviamente, che potrebbero arrivare in profitto alla liquidazione finale pur avendo creato poco o nessun valore per i sottoscrittori di certi fondi. 

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